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Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

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A scuola di pomeriggio

Oggi sono stato a scuola di pomeriggio; in quella di mio figlio che vi aveva dimenticato il quaderno. Ho bussato, chiesto al bidello e sono salito.
La stessa scuola, le stesse scale che salivo 45 anni fa, le stesse finestre vista mare e le navi militari con il fumo nero che usciva dal fumaiolo: “Sulla nave stanno cucinando!”  dicevo ai compagni di classe.
Avevamo tutti, maschi e femmine, un grembiule nero con fiocco azzurro e colletto bianco; pareva la classe del Libro Cuore e forse sono così tutte le classi delle elementari. C’era il ricco al primo banco, anzi i ricchi, io ne avevo due: Ennio e Giuseppe figli di un ingegnere e di un radiologo rispettivamente; c’era quello dell’ultimo banco, che veniva a scuola sempre con gli stessi vestiti, silenzioso e non faceva i compiti; e poi c’erano i figli della classe media con i quaderni incartati con il cellophane, non come i miei con la carta dei pacchi.
Io che avevo un genitore agricoltore ero l’addetto alla luna, la pioggia e le   stagioni. Quando ci fu un cece da piantare non ebbe dubbi la maestra su chi affidare il compito: “Vieni tu” mi disse.
Con la terra del giardino riempii un barattolo, vi infilai il chicco e innaffiai; ma lo spinsi troppo in profondità così il cece non spuntava mai. I giorni passavano e stavo per perdere la qualifica di esperto quando il germoglio spuntò dalla terra; fu un sollievo per me.
E poi le corse sotto il portico.Ero veloce si da piccolo, fendevo l’aria come spinto da una molla, con la testa protesa in avanti ad anticipare il corpo.
Poi la prima amichetta che mi disse no (si chiamava Speranza) e io ci restai malissimo; non pensavo che una bimba potesse dire di no a un bimbo che si voleva fidanzare. E la foto di carnevale fatta sulle scale, con la classe mascherata e io vestito da Zorro. E la gara delle tabelline dove arrivai in finale con Costantino figlio di un emigrato in Argentina rientrato in Italia. Pari fino alla fine, lo battei all’ultimo secondo in un calcolo che non ricordo. Cosa vinsi? Una copia della rivista Selezione del Reader’s Digest che in copertina aveva un articolo sulla Cina e un numero de “Il monello”. Divorai entrambi con rapidità inaudita; cominciava allora quel piacere della parola letta che pochi anni dopo mi avrebbe fatto sfogliare pagina dopo pagina l’intero dizionario di Italiano.
Mi pare di rivedermi, io e gli altri seduti nei banchi. Dove saranno ora? Meteore disperse in chissà quale galassia.
Mi avvicino alla finestra; fuori il golfo brilla di primavera.

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