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Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

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Di notte

011

Se la notte ti sorprende vuol dire che stai invecchiando, non calcoli i tempi o forse doveva andare così, isolato nella campagna con il buio calato e il freddo a bloccare i movimenti. Ma non i pensieri, affascinati da questa luna catarifrangente che dice “ Fermati fermati” e tu ti fermi come se altro non avessi da fare tipo parlare con tizio e incontrare caio. “Fermati fermati” e tu ti fermi come se chissà quale spettacolo stesse per cominciare e per alzare il sipario aspettassero solo te. Oh per carità nessuno parla, nessuno recita parte alcuna, nemmeno nessuno si muove se non tu e le scarpe a fare crac degli arbusti già gelati. Crac e il rumore fa girare gli ulivi che sei tu l’estraneo qui ora lo sai e gli animali notturni (che giammai vedrai) a scrutarti dagli anfratti delle pietraie o gli incavi dei tronchi. Ma se è un invito non posso non accettare così siedo su un masso a guardare, ombra tra le ombre, la luna sopra il nespolo grande bianca piena.

L’olio del 2012

Lo scorrere del tempo e il passare degli anni li percepisco chiaramente davanti a un albero di ulivo; così come percepisco il legno nero, le linee digrignate, la scorza dura e recalcitrante, il suo progredire immoto. Ora che è il periodo della raccolta ci giro intorno, lo tocco mi inoltro tra i rami e mi pare una persona che così vicina non vedevo da tempo.
Quest’anno sono giunte a maturazione prima del solito; sono belle, se belle possiamo definire delle olive, e rosate; le ultime piogge le hanno gonfiate per cui non c’è da aspettarsi una resa considerevole ma tant’è, attendere ancora vorrebbe dire pregiudicare le qualità organolettiche dell’olio e allora cominciamo.

Stendo sull’erba la rete che le accoglierà e collego l’abbacchiatore alla batteria.
Cadono come chicchi di grandine giganti, da bambino mi piaceva essere bersagliato dalle gocce di pioggia.
– Tutti al riparo ci bombardano!
– Avanziamo adesso, dobbiamo conquistare la collina!

Le ruote di granito girano nella molazza; una volta riversate le olive non hanno il tempo di conservare o ricordare nulla di sé, vengono frantumate e diventano pasta morbida; anche i noccioli cedono, si schiantano con un clack.

La pasta spalmata su dischi di canapa viene sottoposta a una pressione di 400 kg/cm quadro; l’olio scorre, prima a gocce poi a fiotti.

Ed eccolo dopo la centrifugazione. Ha un colore verde oro e un profumo selvatico mai domato. Un anno di lavoro è qui.

E’ qui la terra, la fatica, il guardare il tempo che sarà e questo alberi belli come nessuno e duri e scontrosi. Un poco mi rappresenta, è la parte maschile del mio carattere; dura, scontrosa a volte crudele e insensata. La vite invece credo rappresenti quella femminile, delicata e gentile con i tralci leggeri, i pampini e i getti che si protendono verso l’alto. Ne parlerò in uno dei prossimi post.
Un po’ di riposo ora, me lo dico sempre dopo la molitura ma non ci riesco mai.

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