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Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

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Il primo zolfo alle viti

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La vigna fino ai primi di aprile è un buen retiro, ottima per passeggiarci in mezzo, godersela come un pensatoio e scriverci poesie.
Ad aprile però spuntano i tralci e tutto cambia, come un figlio che finalmente ci nasce e noi non abbiamo più tempo di pensare a quello è stato o che sarà perché semplicemente è.
Ad aprile in campagna comincia la parte animata di me, quella del via vai, del prendere e spostare, del pensare e fare subito dopo e comincia col dare lo zolfo alle viti. La sapete la regola delle tre 10; quando i giovani tralci raggiungono la lunghezza di 10 cm, quando sono da poco caduti 10 mm di pioggia e la temperatura supera i 10 °C bisogna dare il primo zolfo. Il nemico è l’oidio, un fungo che si manifesta a luglio ma che sverna nei germogli e con l’umido e i primi caldi viene fuori. I danni che provoca sono importanti e se non provoca la morte della vite ne riduce di gran lunga la produzione e la prostra all’inverosimile.
Lo do di mattina lo zolfo, quello in polvere che metto nel soffietto; di mattina che le foglie ancora le bagna la rugiada e lo zolfo vi si attacca, di mattina che non c’è vento e la polvere fa una nuvola ferma e io ci passo attraverso. Poufff pouff fa il mantice mentre lavora, 11 filari così. Quando finisco i diavoli dell’inferno hanno addosso meno zolfo di me; ad abbracciarvi ora sai che spettacolo.

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